ciao estate 31/08/2004
ciao estate
“L’ESTATE sta finendo e questo non mi va…” cantavano tempo fa i Righeira. E così, mentre gli ombrelloni, ad uno uno, si stanno chiudendo e la musica si fa sempre più lontana, il pugno chiuso si apre per vedere quanti granelli di sabbia sono rimasti nella mano. Stanno svanendo nell’aria note e odori, mentre nel cielo sfreccia un aereo: chissà dove andrà? Il pensiero corre alla vacanza appena fatta o quella ancora da fare e a mete che sconfinano nei desideri e ci lasciano sognare con gli occhi aperti. Tanti i granelli di sabbia che ci sono sfuggiti dalla mano. Eppure quelli rimasti sono abbastanza per regalarci dei ricordi da portare fino al prossimo anno e, alcuni, addirittura, metterli da parte per quando il tempo non sarà così buono come oggi: tempo che scorre insieme ai granelli nell’eterna clessidra della vita. Un respiro più profondo e sale la voglia di cantare. Anche canzoni stonate, ma non per questo meno belle: belle, perché in compagnia. Ecco uno degli elementi fondamentali per stare bene: essere insieme ad altri e trovarvi il giusto affiatamento. Anche una serata con una chitarra in un agriturismo diventa la più bella storia da tirar fuori dall’album. E l’estate sta finendo e con essa tutto quello che è già stato comincerà a sbiadire. Vi abbiamo promesso un diario delle vacanze all’inizio di questo inserto e credo che in buona parte ci siamo riusciti anche grazie alla vostra partecipazione attiva: non sono mancate foto e segnalazioni, alcune ci hanno permesso di realizzare dei bei servizi e qualche piccolo scoop. Siamo giunti al termine di questa storia. Ed è già ora di iniziare a scriverne un’altra. Insieme a voi.
STEFANO FABRIZI
Granelli di Sabbia 01/07/2004
Granelli di Sabbia
La mano scivola pigramente lungo il corpo per poi lasciarsi precipitare verso il basso fino a toccare la sabbia. La sdraio è ben piazzata sotto l’ombrellone mentre il sole cerca di scovare la pelle ancora bianca per poterla prima rosolare e poi abbrustolire. Un rito quello dell’abbronzatura irrinunciabile. Oboli di sudore dati a quel dio che dall’alto schernisce i poveri mortali. Salmastre essenze di giornate passate a crogiolarsi nell’oblio interrotto dal trillare di cicalii polifonici o da racconti di esperienze mai vissute. Ecco l’estate. La mano si insinua nella sabbia. Le dita si chiudono, mentre il braccio solleva quei roventi granelli che fuggono.
Fuggono velocemente incuranti della presa. Precipitano. Ed è la vita che scorre sempre più velocemente e che vorremmo far rimanere ancora un po’.
E l’album dei ricordi si apre. Un granello, una storia, un volto, un sorriso, un profumo. Un granello mille sensazioni che vorremmo cristallizzare.
Ecco l’effetto che ho provato quando, nel preparare questa nuova avventura estiva, ho risfogliato gli inserti delle passate stagioni. Un affollarsi di immagini e di racconti. Un diario di un periodo che si rivela sempre più breve.
Ed è quello che anche quest’anno tenteremo di fare. Andremo a prendere la sabbia e cercheremo di trattenere più granelli possibili e ve li racconteremo. Con il sorriso, con la voglia di essere accanto a voi, per essere un album da non dimenticare. Mai.
STEFANO FABRIZI
A cena con Baglioni. Progetti e gossip 08/04/2004
“Sarebbe interessante tentare dei concerti minimalisti in orari strani e in luoghi atipici, come all’alba su una banchina del porto o in montagna o in una via di una città. Idee in movimento”
A cena con Baglioni. Progetti e gossip
“Da voi sto proprio bene”
ANCONA – “Cosa ne pensi di questo vino di visciole? Un gusto particolare.”. Claudio porge il bicchiere. L’aria è rilassata. La cena da poco terminata. Siamo al Fortino napoleonico di Portonovo e sulla tavola girano tazzine di caffè, dolcetti e digestivi. Ad accompagnare dei cantuccini appunto del vino di visciole. Claudio Baglioni, nonostante la performace di tre ore sul palco allestito al PalaRossini di Ancona, si lascia coinvolgere in battute e domande, tra gli ultimi autografi da fare e foto ricordo da scattare. Due belle e misteriose fanciulle sono al desco. La conversazione saltella tra il faceto e il serioso. Ma tutto in un’atmosfera ovattata e rilassante.
Tre ore ogni sera per 56 volte, da guiness dei primati?
“Da guiness è l’Ancona. Retrocedere così senza colpo ferire. Ma come se la sta prendendo la città. E patron Pieroni? Io credo che ci sia lo zampino di Simoni.”
Cioè?
“E’ stato all’Inter. Lo hanno mandato via e guarda come sono ridotti i nerazzurri. E’ stato all’Ancona e. Ma perché l’hanno esonerato? Misteri del calcio. E, poi, non mi ritengo troppo superstizioso.”
Tornando al concerto. La stanchezza si inizia a far sentire?
“Ma no. Questa è una domanda ricorrente. E’ vero che durante il concerto faccio una tirata continua di tre ore, ma in quel momento non sento la fatica. Mi carico a mano a mano che sento il calore del pubblico. L’adrenalina circola sempre più velocemente e arrivo al termine con molta tranquillità. E’ che, con il passare del tempo e degli anni, mi ci vuole sempre di più per ricaricarmi. Ti confesso che anche mia madre, non molto tempo fa, mi ha preso in disparte e mi ha chiesto: ma ti comporti bene. non è che prendi delle cose che poi ti fanno male. Ed io le ho risposto: mamma, ti pare possibile. ho preso tutto da te. E lei subito: sì, sì, hai ragione. Ho 86 anni e sono lucidissima”.
Lo sguardo si allontana un attimo e il viso s’illumina di un chiaro sorriso.
C’è rimasta l’ultima data di Torino, e poi?
“E poi. mi riposo. Ho veramente bisogno di rigenerare le pile, sia fisicamente che mentalmente. E’ stato sicuramente il tour dei record. Ho già in programma una vacanza di 15 giorni.”
Magari nelle Marche?
“Località top secret. Ma sicuramente, in incognito un passaggio ce lo faccio. Da tempo ho eletto le Marche come seconda patria. Da qui posso dire di aver iniziato la mia carriera e poi l’inaugurazione delle Muse, la prima tappa del super tour dell’estate passata e se c’è una data da dare in più la preferenza è sempre per questa regione. Qui mi trovo benissimo e ho tanti amici.
Progetti per l’immediato?
“Delle cose nel cassetto ci sono. Per esempio, vorrei scrivere per altri, come feci per Mia Martini”.
Nomi femminili?
“Sì, penso alla Consoli, Giorgia, Elisa. Nulla di definito. Le interessate non sanno nulla. Come ho detto, è una mia idea. E’ troppo tempo che faccio i vestiti solo per me e me li cucio addosso. Mi piacerebbe provare nuove esperienze. Chissà.”
E l’estate?
“Sarebbe interessante tentare dei concerti minimalisti in orari strani e in luoghi atipici, come all’alba su una banchina del porto o in montagna o in una via di una città. Idee in movimento. Niente di definito. Si vedrà” .
STEFANO FABRIZI
“Meglio prete che dottore” 10/03/2004
“La televisione ti da una grande notorietà, ma a volte deprime la professionalità ingabbiandoti in un solo ruolo”
“Meglio prete che dottore”
Giulio Scarpati alle Muse con “Aggiungi…”
ANCONA – “”Mamma, mamma, guarda la maschera di Lele”, e il dito del bambino era rivolto proprio verso di me. Quel giorno capii che il protagonista del “Medico in famiglia” stava prendendo il sopravvento. E questo non era giusto”. Giulio Scarpati racconta così il perchè ha interrotto la fortunata serie della fiction televisiva. “La tv ti da una grande notorietà, ma a volte deprime la professionalità ingabbiandoti in un solo ruolo”.
L’attore sarà oggi al Teatro delle Muse di Ancona per portare in scena il musical “Aggiungi un posto a tavola”. Con questo spettacolo si chiude la stagione di prosa organizzata dal Teatro Stabile delle Marche. Con Scarpati in scena Chiara Noschese, Enzo Garinei, Max Giusti e Margot Sikabonyi, oltre ad altri 22 attori.
Cosa si prova a vestire la tonaca che fu di Johnny Dorelli?
“E’ una bella emozione. Il rischio di fare dei paragoni è forte. Comunque, credo di aver dato una mia impronta. Dorelli ha affrontato questo musical soprattutto come cantante, mentre io, che non sono cantante, come attore.
Perchè proprio un musical?
“Un attore deve cimentarsi in tutti i ruoli e deve rischiare. Per me questa era una grande scommessa. Venivo fuori dal personaggio Lele e volevo riappropriarmi delle assi di un palcoscenico e l’occasione era ghiotta: cimentarmi in un musical, che per me è una novità, per affrontando un testo che ormai è un classico del teatro leggero”.
In qualche maniera si riconosce in don Silvestro?
“Nella sua voglia di mettere tutti d’accordo e nel saper accettare anche gli ultimi affrontando anche le ire dei potenti trovo sicuramente dei punti di contatto. Ecco perchè credo di portare in scena un prete credibile”.
Cosa si aspetta dal teatro, dopo il successo in tv?
“Vorrei ricordare, cosa che spesso non viene neanche citata, che vengo dal teatro. Ho iniziato nel ’73. E da allora ho interpretato tanti ruoli. Ho fatto anche del cinema. Ancora qualcuno ha in mente il film “Il giudice ragazzino”: un ottimo prodotto del quale sono felice di esserne stato il protagonista. Quindi, la tv non è l’unico mio universo”.
Dunque, ripudia Lele?
“Assolutamente, no. Semplicemente non voglio che il personaggio di una fiction prenda il sopravvento sull’attore Giulio Scarpati, quindi ci ho dato un taglio”.
Per il futuro?
“Per ora sono molto concentrato su questa commedia. Proposte tante. Alcune interessanti. Tutto, comunque da valutare.”
Ricordiamo che lo spettacolo è un’esclusiva per il centro Italia e rimarrà in scena per 10 giorni, da oggi al 20 marzo (con lunedì 15 giorno di riposo della Compagnia).
STEFANO FABRIZI
Un teatro tutto per Sconsolata 04/03/2004
Annamaria Barbera svela i suoi personaggi
Un teatro tutto per Sconsolata
ANCONA – Un teatro per Sconsy. Dopo l’incredibile successo della tournèe dell’anno scorso Annamaria Barbera riparte con lo spettacolo “Sconsolatemi”. Debutto ad Alessandria e poi, domani, alle Muse ad Ancona. Un tour tutto teatrale. Un’idea di Bibi Ballandi: troppe richieste che non erano state soddisfatte e allora? Allora ancora in viaggio: “on the road again”. “Tutto ciò è bello, meraviglioso. Avrei voluto tornare davanti al pubblico con qualcosa di nuovo, ma Bibi mi ha convinto a riproporre lo spettacolo di quest’estate”.
E quindi cosa vedremo sul palco? “Innanzitutto me. E, poi, i miei personaggi. Non solo Sconsy, ma anche Penelope, Cenerentola. Una decina di figure, ognuna con una propria personalità, storia e cose da dire”.
Ma come nascono questi personaggi? “Fai conto che sono una medium. Un certo giorno, a una certa ora, mi sento tutto un ribollire dentro. All’inizio non capisco bene cosa sia, poi, man mano prende forma e vita propria: ecco un nuovo personaggio”.
Ed è così che è nata Sconsy? “Certamente. Ogni personaggio racchiude un po’ di me, della mia vita, delle mie esperienze. Su tutto questo faccio calare una buona dose di ironia. Anzi di autoironia. Quando sono entrata nel corpo di Sconsy pesavo 20 chili in più e tutto è stato naturale: linguaggio e pensieri”.
E non ha paura di paura di rimanere incollata a questa figura? “Certo. E’ proprio per questo che sto preparando cose nuove. Si dice, ed è vero, che un’artista quando trova una chiave giusta, poi, l’abbandona. E così deve essere. Sento profonda l’esigenza di rinnovarmi”.
Torniamo allo spettacolo, cosa c’è di diverso rispetto a quest’estate? “Innanzitutto l’ambiente. Il teatro ha un fascino e un’impatto completamente diverso: un conto sono gli spazi con oltre 5000 presenze ed altro è un luogo chiuso con un massimo di 2000 spettatori. Il confronto è immediato. E’ un peccato che i costi siano troppo alti: mi rendo conto che per una famiglia affrontare la spesa di una serata a teatro è proibitiva. E questo è un male”.
Come è cambiata la sua vita in vent’anni di carriera? “Io sono sempre la stessa, ma il tempo ora lo devo gestire in maniera molto diverso. Per esempio, mi manca molto la presenza di mia figlia, Charlotte, una splendida diciassettenne. Mi mancano le pause. Ora, sono sempre in movimento. Ma non mi lamento. Chi vuole fare questo mestiere e lotta per avere visibilità, poi, non può piangere”.
STEFANO FABRIZI
Una motonave piena d’allegria 24/02/2004
Natasha Stefanenko e Paolo Cevoli domani e giovedì a Civitanova Marche Una motonave piena d’allegria ANCONA – Domani e giovedì getta l’àncora a Civitanova Marche la Motonave Cenerentola: ultimo approdo dei 60 già toccati da quando la commedia ha debuttato a Bologna. Ed è così che Natasha Stefanenko e Paolo Cevoli chiudono il cerchio di questa esperienza: la partenza e l’arrivo nelle rispettive città d’origine.”Sono molto soddisfatta – esordisce la nostra Natasha – E’ stata un’esperienza molto importante che mi ha arricchito sia professionalmente che umanamente. E più precisamente… “Come ci si muove davanti a una macchina da presa o una telecamera ormai per me è un fatto acquisito. Mi mancava l’esperienza teatrale per poter aggiungere un nuovo tassello alla mia crescita artistica. Sul palcoscenico devi rispettare i tempi e confrontarti con i… respiri degli spettatori. Ogni sera è come se fosse la prima volta, ma ogni sera acquisti più consapevolezza: se all’inizio sentivo la gola secca, ora mi sento più spigliata e i molti timori sono stati rimossi.” Un pubblico diverso per ogni regione toccata, quali differenze ha notato? “E’ indubbio che differenze ci sono. In Romagna bastava lo sguardo di Paolo che tutti ridevano. Ogni battuta un applauso. In Sicilia l’opposto. Tant’è che eravamo in difficoltà. I pochi battimani venivano soffocati da “sssss” generalizzati. Eppoi, invece, ci hanno spiegato che era questione di rispetto e attenzione. Tant’è che alla fine tutti hanno applaudito”. Tv, cinema? “In televisioni proseguirò con le varie “ospitate”, mentre per il cinema sta andando avanti il progetto di Benvenuti che mi vuole protagonista insieme a Gavina in una pellicola molto particolare”. Come si è trovata con Cevoli? “Benessimo. E’ molto bravo e fa di tutto per mettere i suoi partner a proprio agio. Abbiamo fatto diverse convention insieme e stiamo rodando ulteriormente la coppia. Forse da questo potrebbe nascere una situazione televisiva. Vedremo. Intanto, ho invitato Paolo ad aiutarmi a preparare la rassegna “Cabaret amore mio” a Grottammare”. Dunque, lo spettacolo “Motonave Cenerentola” fa tappa al Teatro Rossini di Civitanova Marche su iniziativa dell’Assessorato allo Spettacolo del Comune in collaborazione con le società Anno Zero e TVB Produzioni. “Motonave Cenerentola”, diretto da Daniele Sala, che ha riscosso successi a non finire nei maggiori teatri italiani, è una commedia musicale con una scenografia faraonica, una live band composta da 8 musicisti, 2 cantanti dalla voce rock, una cantante lirica, una ballerina-coreografa, un attore comico irresistibile, una giovane attrice di talento, tutti ingredienti di quello che si annuncia essere uno spettacolo di grande effetto e sicuro successo. Info: biglietteria del Teatro Rossini tel. 0733.812936. I prezzi dei biglietti sono i seguenti: 1° settore 34,50 euro, II° settore 28,75 euro, III° settore 23,00 euro. STEFANO FABRIZI |
Il borghese Giorgio “Successo collettivo” 02/03/2004
Oggi e domani al “Gentile” di Fabriano
Il borghese Giorgio “Successo collettivo”
ANCONA – Giorgio Panariello torna nelle Marche per chiudere oggi e domani (ore 21.15) il secondo anno di tournèe de “Il borghese gentiluomo” di Molière per la regia di Giampiero Solari.
Prodotto dal Teatro Stabile delle Marche e dal Teatro Nuovo di Milano lo spettacolo si è rivelato un autentico successo per record di presenze e incassi: 81.000 spettatori per 12 città toccate.
81.000 spettatori in totale su 12 città nelle due stagioni, risultato strepitoso per uno spettacolo di prosa e anche le serate al teatro gentile di fabriano sono previste piene di pubblico.
Giorgio Panariello veste in scena i panni di monsieur Jourdain, uno dei più classici e divertenti protagonisti del teatro comico internazionale, affiancato tra gli altri da Tosca d’Aquino, Andrea Buscemi, Carlo Pistarino. In scena con loro anche sette attori di origine marchigiana che da anni lavorano anche nella compagnia giovani del Teatro Stabile delle Marche: Christian Amadori, Andrea Bartola, Andrea Caimmi, Claudia Ceccarini, Pietro Micci, Luigi Moretti, Beatrice Schiros.
“Sono molto soddisfatto – ci dice Panariello – un successo collettivo. Il tributo che ci ha dato Milano, piazza decisamente “ostica”, ne è una conferma”.
Partenza e arrivo nelle Marche…
“Ormai è la mia seconda patria. Mi porta bene. E non solo a me. E, poi, è qui che lavora Solari e con lui abbiamo un connubio inossidabile”.
Teatro, tv e cinema. Un percorso completo. Le differenze?
“Il teatro è sicuramente la via maestra per imparare il mestiere dell’attore. Ma per farti conoscere ed ottenere un’immediato riscontro di popolarità la televisione è l’unico mezzo che funziona. Il cinema è una conseguenza delle prime due. Nel fare tv, comunque, cerco sempre la presenza di un pubblico vero”.
Il futuro?
“Stiamo discutendo con la Rai per la Lotteria. Ma al momento nulla è deciso. Se non troviamo delle idee nuove lasciamo perdere. In fase di allestimento, comunque, delle cose ci sono per quest’estate. Inoltre, sto lavorando a un soggetto per onorare il contratto che ho con la Medusa film”.
Cosa non le piace della tv in questo momento?
“Troppi reality show e troppe forzature: si rischia di costruire un’immagine virtuale della realtà”
Un sogno nel cassetto?
“Una bella commedia musicale, sul genere di Garinei e Giovannini”.
STEFANO FABRIZI
Gabriele LAVIA il mestiere dell’attore 12/02/2004
Gabriele LAVIA il mestiere dell’attore
ANCONA – Una vita nel teatro, dedicata al teatro, a scapito anche degli affetti più cari. Ecco chi è Gabriele Lavia. La prima regia teatrale nel 1975 con “Otello” di Shakespeare. E poi un susseguirsi di opere, per la maggior parte tratte dai classici. Produzioni importanti. Nell’83 la prima regia cinematografica con “Il Principe di Homburg” di Einrich von Kleist, poi la “Scandalosa Gilda”, “Sensi” e “La lupa”, nel ’95, con la quale chiude la parentesi con il mondo della celluloide. Non mancano le regie liriche, l’ultima delle quali risale al 2001 con “Luisa Miller” di Verdi. Lavia, adora il suo lavoro e tutto ciò che rappresenta. Un amore intrinseco, viscerale, totale. Non lo nasconde. Come non nasconde l’amarezza per il declino della cultura occidentale. “E’ già insito – ci dice – nella parola Occidente, ovvero luogo dove tramonta il sole. Stiamo vivendo il crepuscolo dell’anima. Siamo tutto omologati, omogenizzati, tritati in un unico calderone dove si agitano le anime. Un girone infernale senza ritorno”.
Una visione pessimista!
“No, realista. E’ nella quotidianità che ci propina la televisione e i mass media che stiamo affogando. Non ci sono più spiriti liberi e i pochi sono sempre più isolati, annullati, emarginati”.
Questa sera il “suo” Avaro sarà alle Muse, dopo Macerata e Fermo. Un rapporto, ormai, consolidato con le Marche.
“E’ vero. Trovo questa regione molto bella. Il pubblico è attento ed affettuoso. Mi trovo decisamente bene. Le Marche hanno il pregio di essere poco collegate. Sì un pregio: vi siete salvati dalle contaminazioni selvagge che stanno oscurando l’intera Europa. Un gigantesco blob che sta inglobando tutto. Ma, non credo, che questa isola felice potrà resistere ancora a lungo. Eppoi… le ragazze qui… sono particolarmente belle…”
Qualcuna in particolare?
“Non si fanno mai i nomi”.
La vita dell’attore è una condizione errante che non facilita i rapporti duraturi. Come cerca di conciliare le due cose?
“Con grande difficoltà. Purtroppo. Ma è anche una scelta. La donna che accetta di stare con me sa anche che deve vivere con un pellegrino, con una persona che ha scelto di immergersi completamente nella professione”.
Nel ’75 la prima regia teatrale. Cosa è cambiato da allora?
“Tutto. Allora c’erano ancora cose da dire. Sperimentazioni da fare. Pubblico disposto ad ascoltarti. Produttori capaci ed intelligenti. Tutto questo è scomparso. La televisione ha livellato in basso. Una volta erano i grandi attori teatrali che venivano chiamati ad impreziosire i programmi televisivi. Ora sono i personaggi, anche quelli nati per caso, che s’improvvisano attori e salgono sul palco. Approfittano della facile notorietà acquisita e gabbano il pubblico. Io, dopo tanti anni che faccio questo mestiere, mi accorgo, ogni giorno che passa, che non basta una vita per apprendere tutto quello che ci sarebbe da sapere”.
Non crede di essere troppo duro nei giudizi?
“Semmai il contrario”.
Ma se questa sera dovesse andare a una rappresentazione teatrale cosa sceglierebbe?
“In Italia ci sono si e no tre o quattro registi che possono essere chiamati così. In una gamma di poco più un centinaio di attori ne possiamo scegliere appena cinque o sei tra uomini e donne che possano reggere il ruolo di protagonista. Colui che un tempo veniva chiamato “primattore”. In una simile situazione vedrà che la scelta si fa decisamente ristretta”.
Tanto teatro e poco cinema. Un settore che non le interessa?
“Tutt’altro. Amo il cinema. Sto lavorando ad un progetto che spero di portare in porto questa estate”.
Se dovesse rinascere farebbe sempre l’attore?
“Sicuramente. E’ una vita di sacrifici. Ma anche di grandi soddisfazioni. La megalomania può trovare il giusto sfogo. L’istrionismo diventa un pregio. Senza contare la situazione di tutto privilegio che si vive nei rapporti interpersonali”.
Una curiosità. Dopo tante repliche di una piéce, non c’è il rischio di una interpretazione “stanca”, senza più passione nel personaggio?
“Sì. Il rischio c’è. Ed è qui che deve emergere la professionalità dell’attore. Una volta questo non era un problema. C’erano poche repliche e la stessa compagnia portava in scena più di un’opera nello stesso periodo. Dal Dopoguerra è cambiato tutto. Sempre più è prevalso l’aspetto economico e organizzativo”.
Ma il fascino del teatro è rimasto!
“Forse. Ma non so quanto durerà. Troppi falsi attori calcano la scena.
“Sotto il nome di teatro ci passano troppe cose. La tv ha omogeneizzato tutto, tanto da rendere difficile capire le differenze. Ma i pubblico è intelligente e sarà il pubblico che decreterà la morte del falso teatro”.
STEFANO FABRIZI
Un delitto per Fiorello 09/02/2004
Un delitto per Fiorello
Giuseppe, in coppia con Gassman sarà in scena mercoledì a Senigallia
ANCONA – “Mettere il mio nome accanto a quello di Alessandro Gassman per me è una grande soddisfazione. Un nuovo traguardo che alcuni anni fa poteva essere solo un sogno”. Chi parla è Giuseppe Fiorello, protagonista insieme al figlio del grande Vittorio, di “Delitto per delitto”, in scena dopodomani al Teatro “La Fenice” di Senigallia.
Il tono della voce è pacato, forse timoroso, all’inizio del nostro colloquio. Poi, via via, prende calore. Si emoziona. Un ragazzo ancora vero, con tanta voglia di fare e di crescere.
Gli esordi come “Fiorellino”, quando Rosario lascia la conduzione del karaoke televisivo che viene affidata a lui. E’ simpatico, ma non ha la verve e l’impatto del vulcanico fratello. Lo capisce anche lui e si ritira in buon ordine, pur rimanendo affascinato dal mondo dello spettacolo. Inizia così a lavorare “dietro le quinte”. Scuola di recitazione e gavetta. Tanta gavetta. Fare l’attore, ecco la strada giusta. “Credo – ci dice – che mio fratello sia uno degli showman più bravi in Italia. Ha tutte le doti che lo rendono unico. Alle capacità innate, bisogna aggiungere anche tanto lavoro”.
E questa è anche la storia di Giuseppe…
“Se si vogliono fare cose importanti è necessario metterci tutto l’impegno possibile. Quando si va in scena, o in teatro o su un set cinematografico, vuol dire che delle persone hanno avuto fiducia in te e stanno impegnando tempo e soldi sulla tua persona. E, io, non voglio deludere nessuno. Soprattutto me stesso”.
I Fiorello ora si sono arricchiti di una nuova artista, Catena, che scrive libri. Un vizio di famiglia?
“Vizio? Non credo. E che ognuno di noi tenta delle strade. Lei sta riuscendo bene nel campo letterario. Fa delle buone cose. Se così non fosse, probabilmente, non se ne parlerebbe… non pensi?”
Teatro e fiction televisive, riesci a conciliare il lavoro con la vita familiare?
“E’ difficile, ma ci provo. Appena possibile corro da mia moglie e mio figlio. Oppure mi faccio raggiungere. Credo molto nella famiglia.”
Ma veniamo alla commedia.
“Delitto per delitto è ispirato al romanzo «Stranger on a train» di Patricia Highsmith e adattato per il teatro dal drammaturgo inglese Craig Warner. Storia, quella raccontata dalla Highsmith, dai risvolti psicologici talmente forti da spingere nientemeno che Alfred Hitchcock, nel ’51, a trasformarlo in un celebre film. Guy è un ambizioso architetto, in attesa di divorzio dalla infida moglie. Bruno invece è un playboy con il gusto per il pericolo, al limite della psicopatia e oppresso dalla dispotica figura paterna. I due si incontrano per caso su un treno. E’ quasi per scherzo che, durante il pranzo Bruno suggerisce a Guy una coppia di delitti perfetti. Il resto è meglio venirlo a vedere in teatro”.
STEFANO FABRIZI
L’assassino è Gassman 07/02/2004
L’assassino è Gassman
Intervista a tutto campo con l’attore a Senigallia con “Delitto per delitto”
ANCONA – Alessandro Gassman, ovvero il mestiere dell’attore. Un “vizio” di famiglia. Già in fasce sentiva la potente voce del padre Vittorio risuonare per le stanze di casa.
Un percorso, comunque, tutt’altro che facile. Come mai sono semplici le carriere dei figli d’arte: a volte i paragoni affondano. Non è stato così per Alessandro che ha dimostrato fin da subito un forte carattere: individuale ed egocentrico quel tanto da non subire il fascino mai oscurato del padre. Lo abbiamo incontrato varie volte nelle sue apparizioni nelle Marche. Ora avremo modo di applaudirlo a teatro. Mercoledì a Senigallia sarà in scena alla “Fenice” con “Delitto per delitto”. Con lui Giuseppe Fiorello e Paila Pavese.
Arrivi nelle Marche con un thriller collaudato…
“Decisamente. Sono tre anni che va in scena ed è campioni d’incassi. Siamo a un testa a testa con De Filippo e questo per me, e per tutta la compagnia, è un grandissimo onore. Siamo oramai giunti ad oltre 200 repliche”.
La commedia che portate in scena ha avuto una celebre trasposizione cinematografica a firma di Alfred Hitchcook: pesa il confronto?
“Assolutamente no. Prima di tutto è un eccellente traino. Eppoi, ci da maggiori stimoli per non sfigurare e, visti i risultati, credo proprio che è stata una scommessa vinta.”
Teatro e basta. Niente più cinema e televisione?
“Tutt’altro. Il 10 marzo inizierà una serie di 15 telefilm dal titolo “Le stagioni del cuore” che andranno in onda in prima serata su Canale 5. Ed è in uscita nelle sale il film “Il giardino delle nuvole”. Semmai sto rifiutando le cosiddette “ospitate” in tv. E’ un periodo che trovo la programmazione televisiva poco gradevole. E questo è un bene per il… teatro”.
Come ti trovi con Fiorello?
“E’ un ottimo compagno di viaggio. Modesto e con tanta voglia di apprendere. E’ cresciuto tantissimo in questo periodo che si è cimentato con il palcoscenico: per lui è una scuola fondamentale.”
La bellezza aiuta l’attore?
“Per iniziare, forse. Poi, se non sei in gamba scompari.”
Il calendario. Una forma di narcisismo?
“Certe cose si fanno solo in determinati periodi della vita”.
Se un giovane volesse intraprendere la carriera dell’attore cosa gli consiglieresti?
“Di frequentare una buona scuola, ed in Italia ce ne sono. Di essere umile e prepararsi a un periodo di grandi sacrifici e, a volte, di umiliazioni. E mettere in campo, oltre alla passione, la voglia di lavorare… e parecchio”.
STEFANO FABRIZI


